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Che cos’è l’atteggiamento convalidante? – Rispetto e Autenticità

Atteggiamento-convalidante-rispetto-e-autenticità

Lo scorso 27 luglio abbiamo trattato insieme il tema del “Giudizio”, ora ripartiamo con il nostro percorso sull’atteggiamento convalidante e parliamo di: Rispetto e Autenticità.

RISPETTO

Abbiamo già visto come nelle persone disorientate la perdita sensoriale e cognitiva porti ad un aumento della sensibilità verso tutti quegli aspetti non verbali della comunicazione, tono di voce, calore, ascolto e così via.

Di conseguenza, un atteggiamento rispettoso e sincero o non rispettoso e non sincero, viene facilmente percepito e riconosciuto dal nostro anziano disorientato, al di là delle parole che possiamo usare nel rivolgerci a lui.

I nostri stati d’animo e le nostre emozioni, così come gli atteggiamenti, vengono captate con altrettanta facilità.

Se, ad esempio, difronte a domande ripetute continuamente della persona disorientata proviamo a nascondere la nostra irritazione, peraltro comprensibile, rispondendo, magari, con gran fatica in modo gentile, l’anziano potrebbe andare al di là della nostra risposta.

Le nostre parole potrebbero farlo sentire ingannato e la sua fiducia in noi, a mano a mano, potrebbe compromettersi.

Portare rispetto, per Validation è “trattare da adulto ad adulto”  la persona disorientata.

Anche se quello che abbiamo davanti è un anziano fragile e indifeso, che non riesce più ad esprimersi con il linguaggio e che necessita di aiuto in tutti gli aspetti della vita, per noi è, e rimane, sempre una persona degna di stima.

Il rischio che questa sua fragilità provochi in noi un atteggiamento “genitoriale” è molto alto, sia che siamo operatori che familiari.

Spesso, senza nemmeno rendercene conto, li trattiamo come se fossero dei bambini dimenticando, che a differenza dei bambini , nonostante in loro si verifichi effettivamente una “regressione” in termini di autonomia, loro hanno un grande vissuto alle spalle.

Inoltre, il nostro anziano disorientato, nel tentativo di mettere a posto le cose incompiute, va a trovare rifugio nel passato, quindi ritorna nella sua realtà: a viversi madre di famiglia, ingegnere, medico o contadino. Il nostro caro, in ogni caso, si sente un adulto e si aspetta di essere trattato come tale.

Per Validation, rispettarli trattandoli da adulto ad adulto (Principio n° 1) fa aumentare la loro autostima e contribuisce a diminuire l’ansia.

Come possiamo dimostrare concretamente il nostro rispetto?

Pochi accorgimenti possono fare veramente la differenza, Validation ci aiuta a riflettere su alcune modalità comunicative che a spesso viene spontaneo utilizzare:

  • Il “tu”: per la loro generazione, il primo segno di rispetto era rivolgersi, anche ai propri genitori, usando addirittura il “voi”, quindi il nostro rispetto può passare attraverso un semplice uso del “lei”.

Questo non vuol dire che non si possa passare al “tu” se l’anziano ce lo chiede espressamente (nel caso di operatori) o se nell’ambiente familiare è stato sempre utilizzato.

  • Buongiorno, buonasera e ciao: l’uso differente del buongiorno o buonasera al posto del ciao, se non è un nostro amico o parente, non tolgono vicinanza ma trasmettono dignità ed autostima al nostro anziano disorientato.
Ho ancora ho davanti agli occhi lo sguardo infastidito e disorientato di un ospite che, appena entrato in struttura, era stato accolto da un operatore con uno squillante <<Ciao Giovanni, benvenuto, dammi un bacio, vieni che ti faccio vedere il tuo posto a tavola>>.
Sicuramente le intenzioni erano di far sentire a proprio agio la persona, ma il risultato ottenuto è stato esattamente l’opposto e il disagio di Giovanni è risultato evidente.

Un “buongiorno Giovanni, ben arrivato, venga che l’accompagno al suo posto a tavola” detto con tono caldo, sarebbe risultato comunque accogliente e amichevole, senza risultare troppo confidenziale.

  • Il nome: il disorientamento e l’istituzionalizzazione tentano di minare il senso d’identità.
    Se usiamo il nome della persona, evitando di sostituirlo con i pur affettuosi “cara, stellina, nonnina”, contribuiamo a confermare e rafforzare chiaro il senso di identità del nostro anziano.
  • Termini infantili: evitiamo di usare termini infantilizzanti come “manine, piedini” e così via,  non sono bambini e noi non useremmo mai questi termini rivolgendoci ad un adulto.
  • Autostima:  facciamo attenzione a certe espressioni che possono intaccare l’autostima già minata dalle perdite di autonomia, come: <<ti porto in bagno>> o <<ti metto a letto>>, molto meglio un <<ti accompagno in bagno o  ti aiuto ad andare a letto>>. Se siamo degli operatori useremo il “lei”.

Alcuni di questi accorgimenti sono indirizzati forse più ad operatori e badanti ma soprattutto, gli ultimi due punti, possono essere di utilità anche per un familiare che si occupa dell’assistenza.

AUTENTICITÀ

Cosa significa essere autentici?

L’autenticità per Validation va di pari passo con la partecipazione all’emozione di chi ci sta davanti (vedi Empatia), se non “sento davvero” quello che sta provando il mio anziano, non posso rispondere in modo autentico e il mio atteggiamento sarà falso e artificiale.

Ma ci sono situazioni difficili, come ad esempio quando il nostro anziano cerca la sua mamma, chiedendoci insistentemente dov’è. La risposta “sincera” sarebbe dolorosa <<la tua mamma è morta>>, ma nello stesso tempo se rispondiamo <<si l’ho vista prima, torna fra un po>> entriamo nella bugia terapeutica (vedi Voglio andare a casa ).

Come fare allora?

Per essere autentici non serve mettere l’anziano di fronte ad una realtà che gli fa male e nemmeno entrare nella sua realtà, come se fosse vera, diventando falsi noi.

Possiamo provare a entrare in empatia con i sentimenti e con la realtà vissuta in quel momento dall’anziano, magari aiutandoci con l’esercizio di Centering.

Partendo dall’esempio appena visto, facendo nostra la sua preoccupazione per l’assenza della mamma, potremo essere sinceri a livello profondo e quindi autentici se soffermandoci sulla mamma, usiamo domande rispettose che indagano la realtà del nostro anziano (vedi le domande aperte in “Esempi di Voglio andare a casa”).

Queste domande ci aiuteranno ad entrare in relazione con lui: <<com’era la tua mamma?>> o <<cosa ti manca della tua mamma?>> o ancora, << cosa devi dire di importante alla tua mamma?>>

Ricordiamo anche qui, che se siamo degli operatori, dovremmo dare del “lei”

Questo ci permette di spostarci dalla posizione:

  • da quella di chi risponde  a quella di chi ascolta
  • da quella di chi risolve  a quella di chi accoglie

L’interesse autentico per il suo mondo, per la sua preoccupazione o emozione, per quello che dice, servono a far sentire la persona disorientata presa in considerazione e ascoltata davvero.

Questo ultimo e difficile argomento potrebbe portare a delle domande su situazioni specifiche, che se vorrete potrete condividere nei prossimi appuntamenti.

E proprio il prossimo appuntamento Validation del 15 settembre sarà dedicato alla Storia di una lettrice di Storie in Valigia. La nostra amica ha ha deciso di condividere una piccola parte della sua storia e attraverso Validation, cercheremo di dare alcune risposte ad alcuni aspetti del suo racconto.

Vi aspettiamo il 15 settembre con Validation: Le Vostre Storie!

 

 

Patrizia Gelmi

Ben trovato a chi ha deciso di conoscere il metodo Validation attraverso Storie in Valigia.
Il tema all’interno di Storie in Valigia non ha l’obbiettivo di formare,
esistono infatti incontri e corsi strutturati a questo scopo, ma bensì di “dialogare”.
L’obbiettivo è portare a conoscenza delle famiglie il metodo che ha cambiato negli ultimi 15 anni la mia vita, sia dal punto di vista lavorativo che personale.

Patrizia GelmiFormatrice Validation

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