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Come gestire il familiare disorientato che vuole andare a casa

Il “Voglio andare a casa” è un’affermazione che spesso ci troviamo a vivere quando si è in contatto con un familiare disorientato.

Oggi, attraverso qualche esempio pratico, proveremo a descrivere come il metodo Validation ci possa aiutare ad affrontare con altri occhi quello che il nostro familiare sta chiedendo.

COSA FACCIAMO DI SOLITO?

La nostra parte logica ci porta a rispondere usando solitamente uno di questi 4 tentativi:

  1. Far Ragionare
    Esempio: ma perché vuoi andare a casa? questa è la tua casa! E così via…
  2. Bugia Terapeutica
    Esempio: dopo andiamo, adesso è presto, andiamo domani, adesso c’è sciopero dell’autobus…
  3. Diversione:
    Esempio: andiamo a prendere un caffè, andiamo a fare una passeggiata, prima mangiamo e poi….
  4. Minimizzare – la meno utilizzata:
    Esempio: ma cosa vuoi andare a fare a casa? Stiamo tanto bene qui! Ma non stai bene qui con me?

Tutti meccanismi automatici che non aiutano il nostro familiare disorientato.

COME SI PUÒ AGIRE DIVERSAMENTE?

Entriamo nell’emozione, cerchiamo di immaginare come ci si sentirebbe al posto suo, se si fosse convinti di non essere a casa propria e ci volessi andare.

L’anziano in quel momento non vive un allucinazione o un delirio ma una realtà, lui è proiettato in un momento del passato che per lui è presente (vedi principio n. 10).

In quel frangente sente l’esigenza di andare a casa, perché potrebbe dover accudire il figlio, perché pensa di dover fare qualcosa, come ad esempio cucinare, magari c’è qualcuno a casa che lo aspetta, la mamma o i genitori.
O semplicemente perché, con  il disorientamento, la sensazione di mancanza di certezze, porta con sé il bisogno di un luogo sicuro, caldo, piacevole come solo la casa può essere e diventa simbolo di…  (uno dei prossimi appuntamenti sarà dedicato ai Simboli e al loro profondo significato)

A volte la casa viene intesa come la casa di quando era bambino, anche un articolo di Elisa parlava della casa sul mare a cui la mamma voleva andare: “La casa sul mare”

Quindi, conoscere il passato del familiare può esserci d’aiuto per riconoscere un fatto realmente avvenuto o la situazione di vita che la persona sta rivivendo in quel momento.

Ma attenzione, potrebbero esserci dei casi, in cui quello che dice o vive il familiare, non ci ricollega ad alcun evento passato di cui noi siamo a conoscenza, questo però non significa che non sia realmente accaduto.
Se anche non ci fosse un riferimento a fatti reali, solo per il fatto che sia nella sua mente c’è un motivo, vuole dire che la situazione di cui parla, per lui ha un significato (vedi principio n. 5).

Quello che conta, in entrambi i casi, è ascoltare e capire il bisogno che si nasconde dietro alla necessità di andare a casa, trovare il bisogno, ci guida nella gestione del momento e ci indirizza ai passi successivi.

Se vogliamo entrare in collegamento con l’anziano, dobbiamo trattare quello che ci riferisce sempre come vero e reale e soprattutto “molto importante per lui” 

COSA FARE?

Ascoltare, accogliere e dare valore.

Chiaramente, come abbiamo già premesso nella parte dedicata all’atteggiamento convalidante, per il caregiver familiare, è più difficile staccarsi dal proprio ruolo e dai meccanismi relazionali e affettivi.

E’ un percorso che richiede un forte lavoro su noi stessi e sui nostri stati d’animo, per cui la prima cosa da fare sempre è cercare di prendere distanza dalle proprie emozioni, per evitare di con-fondersi e riuscire ad entrare nei panni dell’altro. (vedi l’esercizio di Centering)

Guardiamo l’emozione che la persona disorientata sta esprimendo e cerchiamo di riconoscere se si tratta di paura,  tristezza, angoscia o preoccupazione e facciamola esprimere, anche se a noi può mettere timore.

Evitiamo di metterci davanti alla porta per impedirgli di uscire o di bloccarlo fisicamente, pensiamo a noi, se qualcuno dovesse impedirci di fare qualcosa che riteniamo importante, non useremmo la forza pur di riuscirci?!

Non contrastiamolo, per evitare l’irritazione dovuta al fatto di non poter “andare a casa” .

Se è possibile, accompagniamolo fuori dall’ambiente in cui si trova e seguiamolo standogli vicino.

A volte uscire e muoversi, ma soprattutto non venire contraddetto e contenuto, fa ridurre in modo spontaneo la forza della richiesta, soprattutto se questo comportamento viene accompagnato da domande che lo aiutino ad esprimere quello che prova.

“a far vedere la luce” a quelle emozioni che gli facevano sentire di “dover andare a casa”

COME AIUTARE L’ANZIANO A LASCIARE USCIRE QUELLO CHE LO PREOCCUPA?

Ascoltiamo in modo attento quello che dice, ci aiuta ad identificare il problema.

L’anziano, che vuole andare a casa dai bambini, convinto siano soli, esprime un bisogno diverso rispetto a chi vuole andare a casa ad accudire la mamma malata o a chi deve andare a preparare da mangiare per la sua famiglia.

Facciamo delle domande per favorire l’uscita alla luce di quelle emozioni , aiutiamolo ad esprimere la motivazione di quel bisogno grande e impellente di andare a casa.

Sono fondamentali l’ascolto e l’attenzione alle parole da lui usate per entrare in relazione con il nostro anziano.

ESEMPI

Vi proponiamo alcuni esempi che evidenziano le differenze che ci possono essere nella richiesta di andare a casa e vedremo alcune domande e argomenti che possono essere utilizzati nella specifica situazione.

Ricordiamo che le domande da sole non bastano, hanno sempre bisogno di essere accompagnate dall’empatia, dal giusto tono di voce e dalla postura, altrimenti potrebbero sortire l’effetto di un’interrogatorio e far arrabbiare il nostro familiare.

COME FACCIAMO A SAPERE SE SIAMO SULL’ARGOMENTO GIUSTO?

La persona disorientata ci segue, si esprime, ci racconta e “si dimentica” che voleva andare a casa perché magari, solo per quel momento, gli stiamo permettendo di tirare fuori quello che c’era davvero dietro al suo “voglio andare a casa”.

“ricordiamo che la tigre,  accolta, ritorna gatto”

COSA CI PUÒ’ AIUTARE?

Una tecnica semplice che Validation utilizza in moltissime situazioni con l’obbiettivo di esplorare sono le “domande aperte”, utilizzate anche tra gli esempi:

  • Chi?
  • Che cosa?
  • Dove?
  • Quando?
  • Come?

“in queste domande non è presente il  “perché” in quanto, nel rispondere, deve essere presente una capacità cognitiva, oppure la capacità di elaborare una sensazione che l’anziano  spesso non ha più”

Per il nostro anziano disorientato  è più  semplice rispondere a delle  “domande aperte” perché lasciano spazio all’approfondimento dell’argomento, nella direzione che è gli più utile.

Ad esempio, se chiediamo “com’era la tua mamma?”, la risposta potrà spaziare tra le caratteristiche fisiche “era bella” o a quelle caratteriali “era allegra e cantava sempre” o “era severa, dovevo sempre aiutarla in casa, altrimenti si arrabbiava” .

La risposta che ci darà sarà in base all’emozione / bisogno che sta dietro alla domanda.

Queste domande, ci consentono anche di indagare oltre, seguendo le caratteristiche che ci vengono date dall’anziano stesso:  “quando si arrabbiava, cosa faceva?”

In questo modo sarà lui stesso ad indicarci la strada, a guidarci dentro le sue emozioni, noi dovremmo solo essere “centrati”, attenti e aperti a cogliere i suoi segnali.

Lasciamo esprimere il familiare e accogliamolo, a volte anche in silenzio, dicendo un semplice “ti capisco”, con un abbraccio.

Raccontateci le vostre esperienze e vi aspettiamo il 31 luglio con un nuovo aspetto dell’atteggiamento convalidante: ” Giudizio”

Trovo indispensabile sottolineare che il metodo  Validation, applicato avere la consapevolezza che alcuni piccoli suggerimenti  da soli non potranno portare  a risultati “miracolosi”

Patrizia Gelmi

Ben trovato a chi ha deciso di conoscere il metodo Validation attraverso Storie in Valigia.
Il tema all’interno di Storie in Valigia non ha l’obbiettivo di formare,
esistono infatti incontri e corsi strutturati a questo scopo, ma bensì di “dialogare”.
L’obbiettivo è portare a conoscenza delle famiglie il metodo che ha cambiato negli ultimi 15 anni la mia vita, sia dal punto di vista lavorativo che personale.

Patrizia GelmiFormatrice Validation

Ti stai domandando se il tuo comportamento è corretto?

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