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Metodo Validation: i simboli

Che cos’è per noi un simbolo?

 Se sfogliamo le pagine enciclopedia Treccani possiamo leggere la definizione di “simbolo”:

sìmbolo s. m. [dal lat. symbŏlus e symbŏlum, gr. σμβολον «accostamento», «segno di riconoscimento», «simbolo», der. di συμβλλω «mettere insieme, far coincidere» (comp. di σν «insieme» e βλλω «gettare»)]. 2. fig. a. Qualsiasi elemento (segno, gesto, oggetto, animale, persona) atto a suscitare nella mente un’idea diversa da quella offerta dal suo immediato aspetto sensibile, ma capace di evocarla attraverso qualcuno degli aspetti che caratterizzano l’elemento stesso, il quale viene pertanto assunto a evocare in partic. entità astratte, di difficile espressioneil focolare è s. della famiglia la volpe è s. dell’astuziail leone della forzail cane della fedeltà….

Anche Jung aveva fornito una sua definizione di Simbolo:

“Ciò che noi definiamo un simbolo è un concetto, un nome, o anche un’immagine che ci può essere familiare nella vita quotidiana ma che nello stesso tempo, hanno per noi altri significati collaterali oltre che il loro specifico”.

Quindi diventa facile intuire che la nostra vita è costellata di simboli e “oggetto simbolo”, che utilizziamo in modo continuo nel nostro quotidiano.

Cosa sono i simboli per i nostri anziani disorientati?

Con la perdita delle capacità cognitive, diminuisce la capacità di riconoscere il significato simbolico convenzionale degli oggetti, come ad esempio, la rosa rossa spesso associata al simbolo d’amore.

Quando il pensiero logico svanisce, viene meno la capacità di distinguere l’oggetto dal significato simbolico che esso rappresenta, l’oggetto diventa quindi ciò che rappresenta e non più “come se fosse”.

Ma facciamo un esempio che ci aiuti a capire:

l’operatore che si occupa dell’anziano “come se fosse la mamma”, diventa la mamma”  

Man mano che il disorientamento aumenta, le funzioni cognitive diminuiscono, ma la necessità di esprimere le emozioni e i pensieri, che non riescono più ad essere tradotti verbalmente,  rimangono intatti e così, la persona disorientata (soprattutto nella 3° Fase secondo Naomi Feil ), si avvale dei simboli per farlo.

Naomi Feil, partendo dal concetto di Jung sopra citato, ed elaborandolo attraverso la sua esperienza, ha concluso che:

“I simboli usati dai grandi anziani malorientati e disorientati sono oggetti, persone o concetti del presente che rappresentano oggetti, persone o concetti del passato rivestiti di un significato emotivo particolare”

Il simbolo diventa quindi per il nostro anziano ”un biglietto di ritorno per il passato” e per noi, la chiave per entrare nel suo mondo.

Prendiamo spunto da qualche caso reale per comprendere meglio e partiamo dalla I° Fase, secondo Naomi Feil 

 

Una signora ancora abbastanza agganciata alla realtà, che va in giro con la sua borsa stretta stretta sotto il braccio, che non lascia mai e dà in escandescenze se per caso non la trova . La borsa è piena di penne e pezzi di carta, che provengono magari dalla nostra scrivania. 

Conoscendo il passato della signora è stato facile, in questo caso, pensare ad un aggancio con il lavoro di segretaria che la signora ha svolto da giovane.

L’individuare la borsa come simbolo del suo lavoro di segretaria, che tanto la gratificava, significa per noi individuare il dolore che la signora esprime per la perdita del suo ruolo sociale.

Quando il nostro anziano usa con più frequenza i simboli? 

Fino a quando la proprietà di linguaggio è interamente o parzialmente conservata, si trovano comunque, come la borsa nel caso della signora della 1° fase, oggetti, persone e parole che vengono utilizzate in modo simbolico.

Ma è nella 3 ° fase, secondo Naomi Feil, che i simboli gestuali (movimenti ripetitivi) vengono utilizzati come modalità principale per comunicare con i mondo.

È attraverso il movimento o il vocalizzo ripetitivo che la persona disorientata, oltre a rivivere il passato ed esprimere i suoi bisogni e le sue emozioni, dà a se tesso la sensazione di esistere.

 

Battere su una superficie, strisciare sul tavolo con la mano come per togliere la polvere, piegare il tessuto dei vestiti , dondolare con il corpo in modo ritmico, ripetere lo stesso nome o la stessa parola continuamente, richiedere il cibo anche se ha appena finito di mangiare, sono tutti movimenti simbolici tipici di questa fase.

 

Validation ci insegna quanto questi “movimenti afinalistici” siano pieni di significato ed abbiano un fine ed un valore simbolico, molto importante per il nostro anziano.

Come riconoscere un simbolo?

  • Il movimento viene fatto con grande concentrazione
  • Il valore emozionale dell’oggetto o del movimento è molto alto
  • Il simbolo viene usato ripetutamente e con costanza
  • Ha sempre un significato che può essere dedotto, conoscendo la storia del nostro anziano
  • Se viene tolto (nel caso di oggetti) o bloccato (se si tratta di movimenti ) viene sempre sostituito

I simboli più significativi sono quelli che sono legati alla storia personale del nostro anziano e per questo, a volte, più difficili da identificare, in quanto richiedono una conoscenza profonda del suo vissuto.  Spesso, sono quelli di cui non ci rendiamo nemmeno conto.

Capire il significato del simbolo può esserci di aiuto ma non è un fondamentale.

E’ invece importante riconoscere che si tratta di un simbolo e trattarlo con il grande rispetto che merita, in quanto espressione emotiva del nostro anziano.

Perché è importante essere consapevoli dell’esistenza dei simboli e della loro importanza?

Abbiamo visto che la persona disorientata, attraverso il simbolo, esprime se stesso e ci comunica sempre qualcosa di importante per lui, come:

  • una situazione del passato
  • un rapporto speciale
  • un compito esistenziale irrisolto
  • un bisogno da soddisfare
  • emozioni negate o non espresse

Nell’esempio della signora con la borsa, sapere che cosa davvero rappresenta la borsa, il significato prezioso che riveste, ci aiuterà ad evitare di andare (magari di nascosto) a vuotarla di un contenuto così significativo e perdere la sua fiducia.
Eviteremo continuamente di  appoggiarla altrove mentre mangia, quando va in bagno e soprattutto non banalizzeremo il suo valore, facendo magari commenti sul contenuto o sull’utilizzo.

Il nostro atteggiamento sarà ben diverso: cercheremo di metterla a posto insieme a lei o ci preoccuperemo di aiutarla a cercare se dovesse smarrirla.

Per saper leggere in questo la comunicazione di un bisogno che gli anziani, non riescono ad esprimere con le parole, ma che ci fanno arrivare attraverso un gesto, un oggetto una parola… (vedi  Principio n° 6)

 

Come la  signora che aveva iniziato a fumare da giovane e, in un periodo particolarmente impegnativo del disorientamento, fumava in modo compulsivo, tanto da accendere una sigaretta con il mozzicone dell’altra.
Era arrivata lei stessa a dire che non ne aveva voglia ma non poteva farne a meno.

Un giorno, raccontò che aveva iniziato a fumare quando da ragazza, per una grande delusione d’amore, si era confidata con suo padre (una persona molto importante e presente nella sua vita) e lui, che fumava, le aveva offerto una sigaretta insieme al conforto per il suo stato d’animo.
Nei momenti di difficoltà lei ritrovava nella sigaretta il conforto dato dal padre e, nel disorientamento, la sigaretta era diventata simbolo di quel rapporto e di quel conforto.

 

Oppure la signora che si muove avanti ed indietro con la carrozzina tenendo il piede destro più avanti dell’altro e con questo gesto riproduce il movimento della macchina da cucire a pedale, come quando faceva la sarta.

In quel momento, lei è davvero al lavoro e noi, sapendolo, non la sgrideremo magari perché si muove troppo ma potremo parlare con lei del lavoro e di quanto sia impegnativo ma gratificante fare la sarta…

 

Per poter riconoscere un ruolo o posizione sociale…

A volte il dolore per la perdita del ruolo o della posizione sociale, o il bisogno di riconoscimento ad esso collegato, viene espresso dall’anziano attraverso simboli che lo rappresentano.
Come gioielli, pellicce, abiti e cura della persona stessa. Riconoscendoli come tali, possiamo dare al nostro anziano il valore di cui ha bisogno.

 

Quanto era gradito alla signora, figlia di un barone, quel semplice “Come è elegante stamattina! Come le sta bene quella pelliccia o quel rossetto!” che le permetteva di affermare ogni mattina:

“Sa, sono figlia di un barone e ci tenevo ad essere sempre elegante ed in ordine , anche per stare in casa, figurarsi se dovevo uscire, non ho mai fatto passare una settimana senza andare dalla parrucchiera!”

E ancora, farle trovare sempre nel cassetto il rossetto e gli anelli che lasciava in giro, era il nostro modo per dare valore al simbolo e al suo contenuto.

A volte anche attraverso un simbolo si può trovare conforto…

Per quella figlia che non veniva più chiamata dalla mamma disorientata con il suo nome, ma con quello della zia, scoprire attraverso Validation che il riconoscimento non era svanito ma solo trasformato, è stata una gioia inaspettata.
Non essere più riconosciuti da un genitore è sempre una cosa molto triste e frustrante, per lei motivo di scoraggiamento, quasi fino alla depressione.

Rendersi conto invece che, attraverso quel nome, la mamma le stava riconoscendo il ruolo che prima di lei aveva avuto la sorella, le è stato di sollievo e conforto.
La zia era stata la figura punto di riferimento nella vita da sempre, di qualsiasi cosa avesse avuto bisogno sia pratico che psicologico, la madre, si era rivolta a quella sorella.
E la figlia, tra i figli, aveva rivestito lo stesso ruolo della zia prima, all’inizio del disorientamento e anche quando il disorientamento era peggiorato.

Con quel nome, la mamma, metteva in atto nei suoi confronti il riconoscimento affettivo di un ruolo cardine per la sua vita e riconoscere questo aspetto ha davvero portato conforto.

 

Esaurire l’argomento simboli in poche righe è veramente impensabile, anche perché il vissuto di ogni anziano è diverso e i simboli, molto personali.

Leggendo questi esempi, avete riconosciuto qualche simbolo usato da un vostro familiare? 

Vi aspettiamo con un nuovo appuntamento il 30 agosto dedicato all’Atteggiamento Convalidante: Rispetto e Autenticità

 

 

Trovo indispensabile sottolineare che il metodo Validation può essere applicato avendo la consapevolezza che alcuni piccoli suggerimenti, da soli, non potranno portare a risultati “miracolosi”

Patrizia Gelmi

Ben trovato a chi ha deciso di conoscere il metodo Validation attraverso Storie in Valigia.
Il tema all’interno di Storie in Valigia non ha l’obbiettivo di formare,
esistono infatti incontri e corsi strutturati a questo scopo, ma bensì di “dialogare”.
L’obbiettivo è portare a conoscenza delle famiglie il metodo che ha cambiato negli ultimi 15 anni la mia vita, sia dal punto di vista lavorativo che personale.

Patrizia GelmiFormatrice Validation

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